Agricoltura

Agricoltura 4.0: novità sull’irrorazione da drone

di Redazione

02/01/2026

Il 2026 potrebbe essere un anno di svolta per il settore dell’agricoltura 4.0, grazie all’entrata in vigore degli emendamenti al DDL Semplificazioni che il Senato ha approvato lo scorso ottobre.

Da tempo, infatti, il settore agritech vive in una sorta di limbo normativo per quando riguarda l’irrorazione e lo spargimento di trattamenti da drone: da un lato vige il divieto per tali pratiche, come da dal D.Lgs. 150/2012, dall’altro esistono diverse deroghe per progetti sperimentali.

Sebbene l’emendamento, frutto di un lavoro congiunto tra Parlamento, Governo e organizzazioni di settore come Coldiretti, non liberalizzi tali pratiche, esso ha reso il meccanismo di deroga più strutturato ed inquadrato in un piano triennale di sperimentazione che regola l’utilizzo dei droni agricoli secondo criteri più precisi.

In particolare prevede l’uso sostenibile dei fitofarmaci in conformità con il Piano d’Azione Nazionale e con il quadro regolatorio ENAC ed EASA, esclusivamente su terreni agricoli e solo da parte di operatori professionali adeguatamente formati, chiamati a operare in contesti tracciabili e ad alta compliance. In questo senso, la fase sperimentale rappresenta un vero e proprio corridoio normativo che premia competenze, processi e capacità di integrazione, più che la semplice disponibilità della tecnologia.

Dal punto di vista tecnico, il legislatore riconosce ai droni un vantaggio significativo rispetto ai mezzi aerei tradizionali. Il volo a bassa quota permette infatti di ridurre in modo sostanziale la deriva dei prodotti fitosanitari, limitando la dispersione nell’ambiente e l’esposizione degli operatori. Questo aspetto risulta particolarmente rilevante in contesti complessi come vigneti e oliveti collinari, dove l’accesso con mezzi convenzionali può essere difficoltoso. Per i produttori di piattaforme UAS e di sistemi di irrorazione, la capacità di dimostrare con dati oggettivi l’ottimizzazione delle dosi e la riduzione dell’impatto ambientale diventa un fattore competitivo strategico.

Sul piano economico, l’apertura normativa si inserisce in un processo di digitalizzazione già avviato: secondo i dati Smart Agrifood richiamati da Coldiretti, infatti, gli investimenti in tecnologia 4.0 e 5.0 in agricoltura ammontano oggi a 2,3 miliardi di euro.

Resta da vedere se questo spiraglio di apertura riuscirà a promuovere un’agricoltura 4.0 a tutti gli effetti o se i progressi rimarranno ancora lenti.

Riproduzione riservata © 2024 Dronespectremag

Aggiornato il 01/14/2026

Articoli correlati