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Antartide: droni per la ricerca scientifica

di Redazione

In Antartide sono attualmente in corso dei test per valutare l’utilizzo di droni al fine di condurre ricerche scientifiche. Un equipaggio di prova è giunto presso la Rothera Research Station, la più grande struttura scientifica britannica del continente antartico.

Il British Antarctic Survey (BAS) ha dichiarato che il successo dei test consentirebbe ai droni di svolgere compiti di ricerca cruciali, come il rilevamento degli ecosistemi marini e lo studio dei ghiacciai. Inoltre, l’impiego di tali droni potrebbe portare a una significativa riduzione delle emissioni di CO2, stimata intorno al 90%.

Il veicolo coinvolto nei test è il Windracers Ultra UAV (veicolo aereo senza equipaggio), un aeromobile bimotore lungo 10 metri, in grado di trasportare fino a 100 kg di carico su distanze di 1.000 km. Ciò che rende questo drone unico è la sua capacità di operare senza pilota umano per le fasi di decollo, volo e atterraggio grazie a un sofisticato sistema di pilota automatico.

A differenza degli aerei Twin Otter, costosi da gestire e con sfide logistiche in ambienti estremi, il BAS ha evidenziato che i droni senza pilota sono più sicuri e “potrebbero consentire aumenti significativi del tempo di volo”. Inoltre, questi droni sono dotati della tecnologia Swarm, basata sull’intelligenza artificiale, che consente a più UAV di coordinarsi come un unico sistema, facilitando la raccolta dati su vaste aree.

Il BAS, parte del Natural Environment Research Council, è l’istituto di Ricerca Polare del Regno Unito e ha dichiarato l’intenzione di automatizzare le sue piattaforme scientifiche e raggiungere emissioni zero nette di carbonio entro il 2040.

Tom Jordan, un geofisico del BAS specializzato nella raccolta di dati aerei, ha espresso entusiasmo per gli sviluppi tecnologici, sottolineando l’urgente necessità di nuovi dati ad alta risoluzione per comprendere i cambiamenti nell’Antartide e il loro impatto globale.

Gli aeromobili sono stati progettati con la capacità di continuare a volare anche in caso di danni a uno dei motori o di altri componenti, con la possibilità di essere riparati con un numero minimo di pezzi.

Il progetto è finanziato dal Future Flight 3 Challenge di Innovate UK, un organo pubblico non dipartimentale, che ha stanziato 73 milioni di sterline di finanziamento condiviso con altri 16 progetti.

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Aggiornato il 02/27/2024

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