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Droni ad alta quota e le sfide del futuro

di Redazione

A luglio, un drone innovativo ha fatto la storia raggiungendo la stratosfera dopo il decollo dal Nuovo Messico, negli Stati Uniti, inserendosi nella corsa per lo sviluppo di droni ad alta quota. Una corsa caratterizzata da sfide, ma che offre opportunità significative nel settore commerciale e militare.

Il drone PHASA-35, sviluppato dalla BAE Systems, ha una vasta apertura alare di 35 metri e funziona a energia solare, consentendogli di rimanere in volo per un intero anno. Questo tipo di tecnologia potrebbe fornire un’alternativa economica e flessibile ai satelliti tradizionali, rendendoli ideali per offrire servizi di internet in regioni con scarsa connettività.

L’obiettivo di questi droni è quello di fornire intelligence a quote al di là del raggio d’azione dei sistemi di difesa tradizionali, come radar e missili, in modo da sorvegliare vaste aree per lunghi periodi di tempo. Tuttavia, raggiungere queste altezze presenta notevoli sfide, come la resistenza ai rigidi -40°C e all’esposizione alla radiazione solare a causa della mancanza di ozono.

Nonostante le difficoltà, questi dispositivi potrebbero rappresentare un mercato di servizi stratosferici che vale fino a 200 miliardi di dollari entro il 2030. Sono considerati più affidabili in termini di qualità della connettività, capacità di banda larga e tempi di trasmissione rispetto ai satelliti tradizionali. Questi droni, capaci di raggiungere una quota davvero alta, sono spesso chiamati pseudo-satelliti e possono fornire copertura telefonica su aree molto vaste.

L’utilizzo dei droni è considerato più economico ed ecologico rispetto ai satelliti e può offrire un controllo molto più preciso sul bersaglio, rendendoli una scelta interessante anche per scopi militari. A quote così elevate, sono difficilmente individuabili e abbattibili.

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Aggiornato il 05/15/2024

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