Interviste

Droni e regolamentazione europea: parla Giancarlo Crivellaro

di Redazione

Giancarlo Crivellaro è un esperto nel campo della sicurezza aerea e delle politiche normative riguardanti i droni. Attualmente, in qualità di Policy Officer dell’Unità sicurezza aerea presso la Direzione generale della mobilità e dei trasporti (DG MOVE) della Commissione europea, è responsabile dello sviluppo e dell’implementazione del nuovo quadro regolamentare di questi dispositivi. Il suo lavoro richiede una stretta collaborazione con diverse agenzie e autorità, tra cui EASA, SESAR JU ed EUROCONTROL, per garantire un ambiente operativo sicuro e regolamentato per l’utilizzo dei velivoli. In questa intervista esclusiva a DronespectreMag, il Dott. Crivellaro ci ha fornito una panoramica approfondita della regolamentazione dei droni in Europa e del futuro di questo settore in rapida evoluzione.

Quali sono stati i fattori che hanno portato all’introduzione di una regolamentazione europea sui droni e in che modo si differenzia dalle regole nazionali preesistenti in materia?
«La storia dei droni risale sin dal periodo della Seconda guerra mondiale, soprattutto nell’ambito militare ma anche civile. In Europa, con lo sviluppo della tecnologia e la creazione dei primi droni commerciali e civili, l’Unione europea ha riconosciuto la necessità di definire un quadro normativo comune per garantire il mantenimento dei livelli elevati di sicurezza raggiunti nel settore dell’aviazione civile e creare un mercato unico a beneficio dell’industria e del numero crescente di operatori commerciali.

Nel 2014, la Commissione europea ha avviato un processo per definire una politica e una regolamentazione comune dei droni a livello europeo. Nel 2018, è stato introdotto dal regolamento di base dell’EASA (Agenzia europea per la sicurezza aerea), che ha definito un nuovo quadro di competenze a livello europeo per tutti i droni, indipendentemente dal peso o dalle applicazioni commerciali o ricreative. Il regolamento di base dell’EASA copre ogni tipo di operazione e si basa su un approccio in riferimento al livello del rischio e, prevedendo un adeguamento di esso con le misure necessarie per mitigarlo, sia a livello del drone, dell’operatore/pilota o delle condizioni di operazione.

La principale differenza tra il quadro normativo europeo e le regole nazionali preesistenti riguarda essenzialmente l’approccio basato sul rischio e sul tipo di operazione, che consente di avere un set di regole comuni per i 27 Paesi membri anziché una serie di regole diverse e non coordinate tra loro. Inoltre, mentre pochi Stati membri avevano regole interne per le operazioni commerciali, private o ricreative, il regolamento di base dell’EASA ha formalizzato un approccio unificato per tutte le tipologie di operazioni con questi dispositivi».

Quali sono le principali sfide nella definizione di un quadro normativo europeo per l’utilizzo dei droni?
«In sostanza, l’obiettivo è armonizzare le diverse sensibilità degli Stati membri riguardo all’utilizzo dei droni. È importante considerare le differenze tra i Paesi, come ad esempio la grande estensione territoriale delle nazioni settentrionali con poca densità di popolazione, dove l’utilizzo dei droni è diverso rispetto alle zone urbane. Pertanto, è stato necessario implementare regole precise a livello europeo per uniformare le operazioni.

Grazie al lavoro preparatorio dell’EASA e delle autorità aeronautiche degli Stati membri, le regole per l’utilizzo dei droni sono state sviluppate e applicate sin dal 31 dicembre 2020. Tuttavia, l’applicazione di queste regole rappresenta una sfida per gli operatori e le autorità, poiché si tratta di un campo nuovo. Il dialogo e le discussioni continuano a livello europeo per coordinare l’implementazione del regolamento.

Ad esempio, ogni Stato membro ha la responsabilità e la sovranità dello spazio aereo e può definire zone geografiche specifiche per motivi di sicurezza, privacy o altre preoccupazioni ambientali e della security (nel senso di protezione delle persone). Tuttavia, è importante garantire la flessibilità necessaria per agevolare le operazioni transfrontaliere, in modo che gli operatori possano trovare le stesse condizioni normative in tutte le zone in cui operano. Questo processo di learning process è attualmente in corso nell’ambito dell’EASA, sulla base delle disposizioni previste nella regolamentazione».

Come valuta lo stato attuale della regolamentazione dei droni in Europa e quali sono i principali ostacoli da superare?
«La regolamentazione dei droni in Europa è molto avanzata rispetto ad altre regioni del mondo. Sebbene i regolamenti siano entrati in vigore da circa due anni e ci siano stati progressi nell’operatività e nelle applicazioni, il settore dei droni è ancora in una fase relativamente iniziale rispetto all’aviazione tradizionale.

Ci sono ancora molti ostacoli da superare, come il coordinamento tra le diverse autorità a livello nazionale per l’applicazione delle regolamentazioni e la definizione di standard comuni. Inoltre, esistono ancora sfide significative nella gestione del traffico aereo dei droni e nella garanzia della sicurezza pubblica contro operatori poco scrupolosi delle regole in vigore. Tuttavia, anche in questo campo ci sono discussioni continue tra le autorità nazionali per affrontare queste sfide e sviluppare linee guida per gli operatori sui modi migliori per applicare le regolamentazioni. In conclusione, nonostante ci siano ancora sfide significative da superare, la regolamentazione dei droni in Europa sta progredendo e ci sono segnali positivi di sviluppo nel settore».

In che modo la regolamentazione europea si integra con le normative internazionali esistenti in materia? Come differiscono da quelle adottate da altre regioni?
«La regolamentazione europea si integra con le raccomandazioni e gli standard internazionali esistenti in materia attraverso il lavoro congiunto dell’EASA, delle autorità aeronautiche degli Stati membri e dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO). Ci sono anche discussioni bilaterali tra l’UE e Paesi terzi sull’aviazione e sulle normative sui droni, in cui vengono confrontati gli approcci utilizzati in diverse regioni come gli Stati Uniti, il Giappone, l’India, la Corea e il Brasile.

In particolare, l’UE sta sviluppando regolamentazioni riguardanti l’urban air mobility e l’advanced air mobility, che si stanno evolvendo anche a livello dell’ICAO. Tuttavia, poiché la materia è relativamente nuova, ci sono ancora molte discussioni e iniziative in corso a livello internazionale riguardanti la regolamentazione dei droni pilotati da terra.

In ogni caso, sia l’EASA e gli Stati membri che l’ICAO cercano di armonizzare le proprie regolamentazioni per garantire la sicurezza dell’aviazione e l’efficacia delle normative sui droni a livello internazionale. Ciò implica un confronto e una collaborazione costante tra i vari attori coinvolti nella regolamentazione a livello globale».

Quali sono le opportunità di sviluppo economico e di innovazione tecnologica che i droni possono offrire in Europa e come si sta lavorando per sfruttarle al meglio?
«È veramente positivo. La strategia 2.0 sui droni adottata a novembre prevede un tasso di incremento del 12% all’anno per le applicazioni commerciali dei droni in Europa. Questi velivoli offrono molte opportunità di sviluppo economico e di innovazione tecnologica, soprattutto per quanto riguarda la mobilità urbana. Gli operatori di air taxi o eVTOL (velivolo elettrico a decollo e atterraggio verticale) stanno effettuando dimostrazioni e test per sviluppare questa forma di mobilità. Tuttavia, la strategia si concentra anche sull’importanza di garantire alti livelli di sicurezza, di tutela dell’ambiente e della privacy, ad esempio, per sfruttare appieno il potenziale di questi nuovi tipi di velivoli, che inizialmente avranno un pilota a bordo.

Per questo motivo, la strategia ha previsto una serie di azioni e iniziative che verranno intraprese nei prossimi sette anni per favorire lo sviluppo delle attività economiche basate sull’utilizzo dei droni e degli eVTOL. In questo modo, si mira a raggiungere livelli di sicurezza e di garanzia adeguati all’ambiente, la sicurezza e la privacy, e a incentivare la ricerca e lo sviluppo di nuove applicazioni commerciali. In sintesi, la strategia rappresenta un passo importante verso lo sfruttamento del potenziale economico e tecnologico dei droni in Europa».

Quali sono i prossimi passi previsti per l’evoluzione della regolamentazione europea sui droni? Quali sono le aspettative per gli operatori e gli utenti?
«La regolamentazione europea sui droni evolverà attraverso un processo di consultazione e revisione del regolamento SERA (Standardised European Rules of the Air). L’obiettivo è di integrare in modo più adatto le operazioni dei droni nello spazio aereo, adattando le norme per la certificazione e le operazioni dei droni di trasporto passeggero e cargo, e integrando le operazioni in ambito urbano per favorire l’accettabilità da parte delle municipalità, regioni e di collettività locali.

Inoltre, ci sono aspetti legati alla sinergia con il settore della difesa e della sicurezza. Gli sforzi di ricerca e sviluppo sono fondamentali per la creazione di nuove tecnologie che aiutino l’industria a commercializzare queste nuove soluzioni e a limitare i costi di studio e fabbricazione. Diversi Stati membri, come l’ENAC in Italia, hanno sviluppato strategie molto ben articolate per sostenere lo sviluppo dell’advanced air mobility. Questi piani ben strutturati stanno offrendo strumenti all’industria e sono stati anche fonti di ispirazione per la Strategia Droni 2.0 e, quindi, per i prossimi sviluppi regolamentari a livello europeo. La Strategia Droni 2.0 ha come ambizione quella di sostenere l’implementazione di questi piani nazionali di sviluppo dell’AAM.

In generale, ci si aspetta che la nuova regolamentazione europea sui droni favorisca l’innovazione e la sicurezza delle operazioni aeree, migliorando l’efficienza del settore e offrendo nuove opportunità per gli operatori e gli utenti di droni».


Giancarlo Crivellaro è nato a Bruxelles nel 1967. Dopo la laurea in scienze politiche e pubblica amministrazione, ha conseguito un master in economia dei trasporti presso l’Università di Bruxelles. È entrato in Commissione europea nel luglio 2006 presso la Direzione generale per il commercio e, dal 1 luglio 2017, lavora nell’Unità sicurezza aerea della DG MOVE (Direzione generale della mobilità e dei trasporti). In qualità di Policy Officer, si occupa dello sviluppo e dell’esecuzione del nuovo quadro normativo dei droni a livello dell’Unione europea, lavorando in stretto rapporto con altre direzioni generali e agenzie come EASA, SESAR JU ed EUROCONTROL, nonché con le autorità competenti degli Stati membri.

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Aggiornato il 05/15/2024

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