Agricoltura

Fitofarmaci da Drone: quali sono le regole?

di Redazione

L’agricoltura è tra i settori che più può beneficiare di un impiego mirato di velivoli remoti, come nel caso dei rilievi multispettrali, che permettono un monitoraggio chirurgico delle colture, o anche per operazioni pratiche come irrorazione delle piante e distribuzione di fitofarmaci.

Tuttavia, questa seconda tipologia di attività è al momento vietata in Italia. Il Decreto n.150/2012 infatti, parte del più ampio Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), proibisce ogni forma di distribuzione di fitofarmaci da velivoli, impattando dunque anche l’irrorazione da drone.

Si tratta di una normativa che recepisce la Direttiva Europea 2009/128/CE, pensata per evitare alcune pratiche agricole poco sostenibili che invece vengono utilizzate all’estero, con un potenziale impatto ambientale molto dannoso.

Eppure non passa giorno senza che venga annunciato un nuovo progetto di agricoltura 4.0 che utilizza i droni proprio per distribuire prodotti fitosanitari.

Chiaramente non si tratta di iniziative illegali, ma di precise deroghe al divieto in vigore, che vengono concesse dalle Regioni proprio in virtù del fatto che con l’avanzamento della tecnologia, una distribuzione mirata di fertilizzanti o pesticidi da drone, finirebbe proprio per ottenere il risultato di colture più sostenibili.

Spesso infatti, l’uso di droni per la somministrazione di fitofarmaci, avviene di concerto con attività di monitoraggio che distinguono eventuali aree sotto stress o soggette ad infestazione, da altre che invece non richiedono trattamenti.

È questo il caso dei programmi sperimentali che sono stati portati avanti in Lombardia negli ultimi mesi, con ottimi risultati non solo in termini di produttività, ma anche di sostenibilità ambientale, con una riduzione dei consumi d’acqua e di sostanze mirate ai trattamenti molto significativa.

Tuttavia al momento tali sperimentazioni rimangono una eccezione alla regola, che avvengono su concessione speciale della singola Regione dopo presentazione di un progetto e un iter burocratico di autorizzazione che può richiedere fino a 120 giorni.

Una sfida a livello di prassi, che rende l’Italia fanalino di coda in questo genere di progetti rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea come Germania, Francia e Svizzera, che invece presentano un quadro normativo più solido a riguardo, con deroghe permanenti per alcune casistiche collaudate.

Resterà da vedere se l’Italia cercherà di adeguarsi allo standard Europeo per quanto riguarda la distribuzione di fitofarmaci da drone. Nel frattempo, però, le sperimentazioni proseguono con successo, dimostrando ripetutamente l’efficienza e l’efficacia di questa soluzione tecnologica.

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Aggiornato il 05/15/2024

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