Interviste

Missioni indoor e drone racing: intervista a Giuliano Golfieri

di Redazione

Giuliano Golfieri è un pilota e imprenditore. Ha ricoperto le posizioni di direttore delle operazioni, capo pilota e specialista di missioni presso Skyset, filiale italiana di Skypersonic, una società statunitense appartenente al gruppo Red Cat. Sin da quando era bambino, Golfieri ha nutrito una grande passione per l’aviazione e l’aeromodellismo, che nel 2012 lo ha portato ad avvicinarsi al mondo dei droni. La sua carriera ha preso il volo con esperienze come pilota di droni nel campo televisivo e pubblicitario. Nel 2018, Golfieri ha avviato una collaborazione con Skypersonic per lo sviluppo e il collaudo del drone per ispezioni industriali indoor chiamato Skycopter. Grazie a questo progetto, ha avuto l’opportunità di svolgere numerose missioni in tutto il mondo nel corso degli anni. Oltre alla sua esperienza nel campo dei droni, Golfieri è appassionato del settore aerospaziale e può vantare un brevetto di aliante con oltre 300 ore di volo all’attivo. La sua carriera professionale gli ha consentito di lavorare su progetti per clienti prestigiosi come la NASA e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Nella sua intervista a DronespectreMag, Golfieri ha parlato del suo lavoro con Skycopter e fornito consigli utili per chi vuole interfacciarsi con il mondo del drone racing e delle riprese cinematografiche con droni.

Potrebbe descrivere il suo coinvolgimento nel progetto Skycopter e i ruoli che ha ricoperto come pilota collaudatore, istruttore, sviluppatore di sistemi e direttore operativo?
«Ho iniziato a collaborare con Skypersonic nell’estate del 2018 come consulente. In quel periodo la società era una piccola start-up con sede a Troy, nei pressi di Detroit, in Michigan. Prima dell’arrivo della pandemia sono stato diversi mesi negli Stati Uniti per lavorare alla finalizzazione tecnica dello Skycopter (un piccolo drone per ispezioni indoor caratterizzato da una gabbia sferica esterna) ed effettuare ispezioni dimostrative di infrastrutture e asset in cui un normale drone non sarebbe stato in grado di volare. In questa fase da evangelist ho avuto occasione di volare in luoghi insoliti per un pilota di droni, come centrali energetiche a carbone e nucleari, nelle infrastrutture sotterranee di una delle più grandi dighe della California, sotto famosi ponti come il Delaware Memorial Bridge e addirittura nelle fognature di Washington DC.

Quando Skypersonic ha aperto una sede a Torino, ospitata nelle facilities di Leonardo Velivoli, il mio ruolo si è trasformato più in quello di direttore delle operazioni, mission specialist e capo pilota/istruttore. Questo ruolo mi ha concesso di viaggiare molto ed entrare in contatto con grandi realtà come Aramco e NASA».

Può spiegarci la sua specializzazione nella gestione e pilotaggio di droni sferici con gabbia di protezione per l’ispezione di strutture in spazi ristretti? Quali sono le sfide che affronta nella pianificazione di queste missioni?
«Le missioni indoor in spazi confinati vengono per lo più effettuate in FPV (First Person View, con appositi goggles) e richiedono skill di pilotaggio avanzate. Il drone è progettato in modo da poter urtare senza conseguenze eventuali ostacoli e, nel caso occorra catturare un dettaglio molto piccolo, anche appoggiarsi per diversi secondi a pareti e superfici. Il pilotaggio in FPV con tecnologie simili a quelle usate nel drone racing assicurano latenza molto bassa nel segnale video e alta reattività della macchina. Lo Skycopter vola in modalità livellata e con un barometro che aiuta il mantenimento della quota (in modo analogo a un drone DJI in modalità ATTI), ma il grosso del lavoro è nelle dita del pilota. La presenza di turbolenza causata dallo spostamento d’aria del drone stesso è un altro fattore da imparare a gestire quando si vola negli spazi più ridotti. Questo è il motivo per cui utilizziamo un apposito simulatore di volo realizzato da LuGus Studios (la software house nota per il celebre simulatore FPV LiftOff) e una modalità di pilotaggio remoto proprietaria a bassissima latenza per il training dei nuovi piloti via internet.

La pianificazione di missioni di questo tipo richiede un’attenta analisi preventiva dei rischi presenti nell’area delle operazioni e uno o più voli preventivi di assesment per individuare protuberanze o piccoli ostacoli che potrebbero penetrare nelle fessure della gabbia e impattare con le eliche. Occorre munirsi di tutti i DPI (dispositivi di protezione individuale) necessari nell’area di intervento, dei relativi permessi e di tutta la documentazione disponibile in modo da arrivare in loco con il massimo livello di preparazione. Spesso è necessario un sopralluogo fisico per comprendere al meglio gli spazi disponibili e i rischi presenti.

Lo scopo di questo tipo di droni è evitare l’accesso al personale in aree confinate e zone a rischio gas/radiazioni/crollo, se il drone resta in qualche modo intrappolato nella struttura il suo scopo primario perde di significato, perché diverrà necessario inviare un operatore per il recupero o abbandonarlo in loco, rischiando potenziali notevoli danni o alla persona o all’ambiente. L’utilizzo di sistemi di recupero di emergenza vincolati al drone, come cavi e verricelli, può aumentare molto il rischio che il mezzo resti incastrato nell’area di volo o inghiotta con le eliche il filo stesso, di conseguenza si tende ad utilizzarli il meno possibile».

Può condividere le sue esperienze di lavoro con entità industriali e governative di alto profilo come la NASA, Aramco e il Dipartimento della Difesa statunitense? Quali sono stati i progetti più significativi ai quali ha contribuito e quali erano le sue responsabilità in questi contesti?
«Il progetto con NASA è stato senza dubbio uno dei più interessanti della mia carriera lavorativa in questo ambito, e mi ha concesso di recarmi personalmente a Houston per il training del personale coinvolto nella simulazione di una missione marziana denominata CHAPEA. Lo scopo di questa attività è studiare il comportamento di individui isolati in un ambiente inusuale in previsione delle future missioni sul pianeta rosso. Quattro volontari vivranno per un anno intero all’interno di un habitat marziano simulato ed effettueranno delle missioni a distanza utilizzando i nostri droni e uno speciale rover dotato di braccio robotico sviluppato appositamente per NASA. Il tutto sfrutterà la nostra tecnologia di Remote Piloting per consentire la simulazione di missioni condotte a distanza sullo stesso pianeta. Nell’ambito della sperimentazione pre-missione abbiamo effettuato interessanti test sull’Etna utilizzando Starlink di SpaceX per la connettività di rete.

Per questo progetto mi sono occupato della coordinazione della squadra, della preparazione delle missioni di test e del training al personale della NASA.

In ambito aerospaziale ho anche avuto l’onore di essere per un giorno l’istruttore di volo in FPV del Generale Roberto Vittori, che oltre a essere stato uno dei piloti collaudatori dell’Eurofighter ha partecipato come astronauta ESA a tre missioni, tra cui una su Space Shuttle, che ha pilotato durante le procedure di docking con la Stazione Spaziale ISS. Ha paragonato la sua prima esperienza di volo con un drone in FPV all’utilizzo del braccio robotico Canadarm presente sullo Shuttle.

Per Aramco ci siamo occupati della formazione in loco degli ispettori che utilizzano il nostro sistema per missioni ricorrenti nell’ambito Oil & Gas. È stata una interessante esperienza perché si è svolta all’interno delle loro facilities di Dammam, in Arabia Saudita.

Per il Dipartimento della Difesa USA, in piena pandemia, ho svolto il training a distanza del personale addetto all’utilizzo dello Skycopter all’interno della Edwards Air Force Base per rilevamenti e ispezione degli asset sotterranei della struttura».

Quali sono i requisiti e le procedure per diventare un istruttore ASIPP? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi nell’utilizzare i droni in modalità BVLOS indoor per queste missioni?
«La ASIPP (American Society of Industrial Professional Pilots) è un’entità indipendente fondata da Skypersonic e altri partner nel settore, tra cui inizialmente la Wayne State University di Detroit, per formare piloti nell’ambito delle ispezioni industriali indoor. La formazione prevede, oltre a una parte di formazione teorica, l’utilizzo di simulazione, pilotaggio remoto e lezioni in presenza per portare il cadetto al livello necessario per poter effettuare una missione in sicurezza in tutti gli ambiti industriali. Per diventare istruttori ASIPP occorre prima conseguire la necessaria abilitazione e una formazione specifica one-to-one tenuta da un altro istruttore o certificatore. In seguito a un test attitudinale è possibile conseguire il ruolo.

I vantaggi dell’utilizzo in BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight) dei droni per ispezioni indoor sono innanzitutto l’abbattimento dei costi relativi allo spostamento dei piloti e il fatto che gli stessi non debbano sottoporsi agli eventuali rischi presenti nell’area delle operazioni. Immaginate un network di droni sempre pronti al volo dislocati, per esempio, in vari stabilimenti distribuiti su scala mondiale della medesima azienda che necessita di ispezioni settimanali delle strutture interne. Un singolo pilota, attraverso internet, potrà prendere il controllo dei vari droni da un unico centro di comando quando necessario, senza doversi spostare fisicamente nelle singole strutture e abbattendo la necessità per l’azienda di avere un pilota per ciascuna area geografica.

Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che volando all’interno di strutture, e quindi senza rischio di sconfinamento in uno spazio aereo, a livello normativo non è necessario sottostare alle limitazioni e ai complessi requisiti del volo BVLOS outdoor. Restano ovviamente in essere tutte le limitazioni relative alla sicurezza generale delle strutture e degli individui presenti in loco.

Gli svantaggi sono principalmente legati a una leggera latenza nel pilotaggio (generalmente tra i 50 e i 200 millisecondi, in base alla distanza fisica tra pilota e drone), che può essere gestita senza problemi con un po’ di allenamento e volando in modo fluido. La connettività internet, soprattutto quella dove si svolge l’operazione, deve consentire una buona latenza per non aggravare questo comportamento. Abbiamo sperimentato connessioni 4G, 5G e in casi estremi (come sull’Etna) il sistema di internet satellitare Starlink; questi sistemi si sono dimostrati all’altezza della situazione, aggiungendo una latenza ben tollerabile dal pilota.

La distanza maggiore che abbiamo coperto finora con questo sistema è stata in occasione di una certificazione ASIPP per la quale il pilota era fisicamente in California, mentre il nostro drone volava a Torino. L’esame, che prevedeva manovre precise e delicate tra una serie di ostacoli, è stato portato a termine con successo nonostante la distanza intercontinentale.

Un altro svantaggio, per il momento, è che nel luogo in cui vola il drone deve sempre essere presente un secondo operatore a supporto della missione, che può intervenire direttamente in caso di problemi alla connessione. Questo problema può essere risolto con l’aggiunta di sistemi on-board di ridondanza e gestione automatica delle emergenze».

Può spiegarci quali sono le regole e le licenze necessarie per pilotare un drone durante le riprese cinematografiche? Quali consigli darebbe ai piloti di droni che voglio lavorare nel settore?
«Prima di lavorare per Skypersonic, realizzai diversi progetti come pilota indipendente per una realtà milanese chiamata PolieDron, principalmente in ambito creativo (spot, TV, ecc.), ma anche in occasione di rilevamenti e fotogrammetria. Lavoravamo principalmente con DJI Inspire 2, quando D-Flight non esisteva ancora e le normative ENAC per i droni erano in piena evoluzione. Oggi, per poter lavorare con qualsiasi tipo di drone outdoor, che si tratti di voli relativi a riprese creative o tecniche, occorre innanzitutto conseguire una licenza (A1/A3 o ancora meglio A2, che consente maggiore libertà di movimento), dotarsi di un’assicurazione adeguata al tipo di missioni da effettuare, e registrarsi come operatori sul portale D-Flight. Le normative europee EASA hanno semplificato molto la situazione rispetto a qualche anno fa.

Nel dettaglio, per le riprese di spot o sequenze cinematografiche, la cosa più importante a mio parere è la padronanza delle regole principali della composizione di un’immagine, nel caso si operi con un drone che non prevede comandi separati per pilota e “gimbalista”, ovvero il videografo che gestisce il payload montato sul drone. Nella mia esperienza, per riprese complesse, la presenza di un operatore che sa come realizzare un’inquadratura è stata fondamentale. Per uno spot di biciclette sulle Dolomiti, per esempio, io mi occupavo esclusivamente del pilotaggio dell’Inspire 2, mentre un secondo operatore con un radiocomando separato gestiva i movimenti di camera e le inquadrature. Questo tipo di operazione richiede un buon affiatamento tra pilota e videografo, un’attenta pianificazione dei singoli voli e una padronanza assoluta del mezzo».

Può raccontarci della sua esperienza con il drone racing? Quali sono le competenze fondamentali che un pilota di droni dovrebbe possedere per avere successo nell’ambito? 
«Quando il volo in FPV era ancora una novità in Italia, organizzai in collaborazione con Model Drome di Peschiera Borromeo le prime gare di FPV in Italia, tra cui la prima competizione FAI ufficiale di categoria. Ho anche volato molto in FPV; negli anni ho costruito diversi droni da zero e ho seguito con attenzione tutte le evoluzioni tecnologiche del settore, anche vista l’attinenza della componentistica con i prodotti di Skypersonic.

Le competenze fondamentali per poter avere successo nell’ambito del drone racing sono molte e variegate. Innanzitutto, occorre una attitudine innata, ma sono fondamentali anche buoni riflessi, un costante e assiduo allenamento (oltre che dal vivo, anche su simulatori come LiftOff) un’ottima dose di competenze tecniche, ma anche tanta pazienza perché imparare all’inizio può essere frustrante. Volando in FPV si “spacca” spesso, bisogna saper saldare bene, essere smaliziati con il PC (ci sono complesse configurazioni per il tuning e la parte elettronica da fare a mano) e saper maneggiare un cacciavite di precisione. Il consiglio per chi vuole iniziare è di trovare un gruppo già avviato nella propria zona, che sarà di certo felice di accogliere e aiutare un nuovo aspirante pilota.

Oggi esistono anche soluzioni pronte al volo che evitano tutta la parte di montaggio e configurazione (come i droni DJI FPV e AVATA per esempio), ma utilizzare questo tipo di prodotto in ambito racing sarebbe insensato, visti i costi e la difficoltà di riparazione. Per il racing, più semplice, robusto e ben configurato è il drone, meglio è.

Se si fanno gare di un certo livello, avere un buono sponsor è fondamentale, perché i costi vivi da sostenere, anche solo in termini di eliche, batterie e componenti distrutti in pratica e in gara, possono diventare difficili da sostenere per un appassionato.

Ragazzi giovani che arrivano dal mondo dei videogame sono spesso i migliori candidati per questo sport, grazie ai riflessi pronti e alla innata capacità di formare rapidamente una memoria muscolare con il controller.

Per chi vuole avvicinarsi all’FPV in modo più “rilassato”, suggerisco di prendere in considerazione prima la disciplina del freestyle, che consiste in voli acrobatici più creativi e meno al fulmicotone rispetto alle gare.

Chi vuole intraprendere questo sport deve comunque conseguire un brevetto (almeno A1/A3), registrarsi e marcare il proprio drone su D-Flight, oltre ad avere una buona assicurazione. Ma soprattutto, occorre l’attitudine alla sicurezza, perché farsi male con questi “giocattoli da grandi” con eliche libere che possono girare a diverse decine di migliaia di giri al minuto, è davvero facile se non si presta la massima attenzione. Anche la gestione delle batterie Li-Po, che vengono sfruttate in modo estremo in questi sport, è di fondamentale importanza per evitare incendi o danni a sé stessi o alle proprietà in cui le batterie vengono caricate e stoccate.

Buoni voli a tutti!»


Giuliano Golfieri è imprenditore e pilota di droni con oltre trent’anni di esperienza nell’ambito aeromodellistico. A partire dal 2013, ha sviluppato un profilo professionale di alto livello nel settore degli APR, collaborando a progetti con entità industriali e governative di grande rilevanza come NASA, Aramco e il Dipartimento della Difesa statunitense. Dal 2018, ha svolto una consulenza biennale presso Skypersonic Italia (casa madre di Skypersonic), ricoprendo il ruolo di evangelist, pilota collaudatore e dimostratore per il progetto Skycopter. Inoltre, in collaborazione con il Model Drome di Peschiera Borromeo (MI), ha organizzato importanti competizioni italiane e internazionali di FPV drone racing, occupandosi sia degli aspetti tecnici che della gestione delle gare. Ha anche esperienza come sviluppatore web e project manager, avendo lavorato in proprio per oltre quindici anni e collaborato con importanti realtà nazionali ed estere.

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Aggiornato il 05/15/2024

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