Attualità

Pilotare droni negli USA: le regole

di Redazione

Gran parte degli appassionati di droni hanno familiarità con le regole dell’aria italiane, ma se si vuole portare la propria passione o il proprio lavoro su scala internazionale, bisognerà conoscere anche le regole degli altri Paesi.

Per questo l’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano ha recentemente organizzato un webinar chiamato “L’evoluzione della normativa Americana sui droni“, che ha fornito a chiunque voglia pilotare i propri dispositivi APR negli USA le giuste coordinate.

All’incontro, moderato dalla direttrice dell’Osservatorio, Paola Olivares, hanno partecipato John Waters, direttore dell’UAS Integration Office della Federal Aviation Administration (FAA), John Picciano, Program Specialist presso la stessa agenzia e Steve Farrow, consulente per l’analisi della regolamentazione.

Grazie alla loro esperienza di prima mano hanno approfondito non solo le regole attuali per il volo dei droni negli Stati Uniti, ma anche le prospettive verso le quali si sta evolvendo. Come ha fatto notare John Picciano, infatti, l’obiettivo degli USA negli ultimi anni è stato quello di integrare i droni all’interno della mobilità aerea nazionale, grazie ad un nuovo sistema di registrazione che richiede diversi livelli di adeguamento produttivo, normativo e sociale.

Attualmente il volo e la registrazione dei droni sono disciplinati dal XIV Code of Federal Regulations (14 CFR), in particolare dalle parti 47, che tratta il traffico aereo in generale ed è valida per UAS che pesino più di 55 lb (circa 25 kg); 48, dedicata alla registrazione dei droni sotto le 55 lb, e 89, rivolta ai piloti provenienti da Paesi esteri.

Chiunque voglia pilotare uno o più droni negli USA, dovrà per prima cosa registrare il suo dispositivo sull’apposito portale della FAA. Una volta creato un account, questo sarà utile per effettuare, rinnovare e mantenere la registrazione del proprio drone.

Ci sono due metodologie diverse per registrarsi: i cittadini statunitensi potranno ottenere il QR e il Remote Identification dei propri dispositivi direttamente sul portale, mentre i piloti stranieri potranno usare il loro account per fornire alla FAA la registrazione già presente a sistema presso il proprio ente regolatore nazionale, ottenendo gratuitamente una Confermation of Identification (CoI).

Tale certificazione riporta un indirizzo fisico di riferimento che identifica il luogo di permanenza su suolo americano del pilota straniero, perciò nel caso ci si sposti, bisognerà aggiornare l’informazione sul portale.

L’account con cui si richiede la CoI, è utile anche a controllare l’accessibilità degli spazi aerei e a chiedere eventuali permessi.

Per quanto riguarda invece la Remote Identification o Remote Id, questo rappresenta una novità nel campo della regolamentazione aerea statunitense, mirata a rendere identificabili tutti i droni che volino nello spazio aereo nazionale, permettendo così la loro integrazione nel traffico aereo e la prevenzione di utilizzi illeciti.

La Remote Id consiste nella capacità dei singoli droni di emettere un segnale broadcast in chiaro, che restituisca tramite connessione bluetooth, mobile o wi-fi a qualunque dispositivo nelle vicinanze una serie di informazioni che fanno da “targa” al velivolo.

Queste includono un codice identificativo univoco per il drone, la sua posizione e velocità, il luogo dove si trova la stazione di pilotaggio, eventuali segnali d’emergenza in caso di danno e la data e ora di emissione del segnale.

Per le aziende, che potrebbero necessitare di maggiore riservatezza nell’utilizzo degli UAS, è in fase di sviluppo la possibilità di inviare una Remote Id che indichi una sessione di utilizzo dei droni, nascondendo però altre informazioni sensibili.

In ogni caso un riferimento incrociato tra le informazioni anonime fornite dal drone e i dati in capo alla FAA può essere effettuato soltanto da autorità competenti.

L’implementazione di questa nuova forma di identificazione è iniziata ufficialmente a gennaio 2021 e si stima sarà completata entrò marzo 2024.

Attualmente esistono ancora delle eccezioni all’obbligo di trasmettere la Remote Id per coloro che non hanno avuto il tempo di adeguarsi alla legge, come ad esempio nel caso di scuole e istituzioni che utilizzino droni in aree specifiche, che possono essere registrate per 48 giorni di calendario come Recognized Identification Areas.

Per assicurarsi di essere pronti a pilotare droni negli USA dunque, bisognerà fare attenzione a diversi livelli di compliance al sistema di registrazione e di identificazione.

Innanzitutto bisognerà essere certi che i propri dispositivi siano in grado di trasmettere la remote Id (production compliance), attraverso una funzionalità già presente nel drone, in caso di prodotti americani, o attraverso l’installazione di appositi firmware o software.

Bisognerà poi registrare il proprio dispositivo e ottenere l’Id, in modo da trasmetterla durante ogni volo.

Le evoluzioni di questa normativa e dei sistemi che la implementano ci permette non solo di conoscere le regole per usare i nostri dispositivi negli Stati Uniti, ma ci fornisce un interessante case study per capire quali sviluppi ci attendono nella normativa italiana.

Riproduzione riservata © 2024 Dronespectremag

Articoli correlati