Si chiama Sandbox, come gli ambienti di test molto noti agli appassionati di droni, e il suo obiettivo è rivoluzionare il settore del trasporto di materiali medici, offrendogli una rete di copertura del territorio ad impatto zero.
Avviato presso l’aeroporto di Padova, questo programma sperimentale impiega dispositivi a idrogeno verde per il trasporto di materiali medici e sanitari, offrendo una soluzione innovativa alle esigenze logistiche di strutture mediche di rilievo internazionale. L’uso dei droni permette di raggiungere comunità e strutture ospedaliere remote o accessibili con grande difficoltà dai mezzi tradizionali e per questo sono molte le sperimentazioni a riguardo in tutta Italia.
L’uso dell’idrogeno però, rende il progetto Sandbox pionieristico nella sua ambizione di ottenere una completa autosufficienza energetica. L’idrogeno verde necessario per alimentare i droni viene prodotto direttamente nelle postazioni di decollo e atterraggio dei droni, dove viene prodotto grazie all’uso di pannelli solari dedicati.
Questo permette lo stoccaggio e l’erogazione del combustibile senza dipendere da fonti esterne, riducendo l’impatto ambientale e garantendo un approvvigionamento costante.
La sperimentazione è stata presentata di recente a Venezia durante un incontro tra Regione Veneto, Enac e Gruppo SAVE, sottolineando l’importanza della collaborazione tra enti pubblici e privati nello sviluppo della mobilità aerea del futuro.
Il Veneto si pone così come laboratorio per le nuove tecnologie di trasporto, con un focus particolare sull’integrazione tra mobilità sostenibile e infrastrutture avanzate.
La vicepresidente della Regione Veneto, Elisa De Berti, ha evidenziato come questo progetto sia il frutto di una sinergia tra istituzioni e imprenditori, che hanno investito nel settore per rendere la regione un punto di riferimento nazionale nel campo della mobilità aerea avanzata. L’obiettivo a lungo termine del progetto Sandbox è estendere l’impiego dei droni non solo al trasporto di materiali medici, ma anche al trasporto di pazienti e personale, migliorando così l’efficienza dei collegamenti regionali.
La sperimentazione del programma Sandbox avrà una durata di 18 mesi e sarà suddivisa in quattro fasi. Inizialmente, l’attenzione sarà rivolta al funzionamento del Key Energy Builder (KEB), un sistema compatto per la produzione e lo stoccaggio di idrogeno verde. Successivamente, si testerà l’integrazione tra il KEB e i droni, seguita dalle prime prove di volo all’interno dell’area aeroportuale. Infine, l’ultima fase prevede voli al di fuori dell’aeroporto in modalità Beyond Visual Line Of Sight (BVLOS), in cui il pilota controllerà il drone senza contatto visivo diretto.
Il progetto rientra nell’accordo tra Enac, Regione Veneto e Gruppo SAVE per lo sviluppo della Mobilità Aerea Avanzata. Tra i partner coinvolti figurano H2C, specializzata in infrastrutture energetiche, e Heron Air, responsabile della gestione dell’aeroporto di Padova.
Secondo Monica Scarpa, amministratrice delegata del Gruppo SAVE, Sandbox rappresenta un passo fondamentale per la mobilità aerea sostenibile, consolidando un modello di economia circolare che potrebbe trovare applicazione anche in altri contesti, come dimostrato dai piani di sviluppo per la realizzazione di vertiporti presso l’aeroporto di Venezia.
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Aggiornato il 03/21/2025
