Chi pilota da un po’ lo sa: non tutti i cieli sono accessibili ai droni. E se i più smalizati tra noi non resisteranno alla tentazione di catturare un paesaggio montano dall’altro, è sempre meglio farlo in sicurezza e nel rispetto delle regole così da non incappare in brutte sorprese o multe fin troppo salate.
In ambienti all’aperto, specialmente quelli lontani da centri abitati è in genere possibile volare indisturbati purché il velivolo rimanga all’interno della visuale del pilota (VLOS) e si rispettino i limiti di altitudine stabiliti dall’ENAC, ma come in ogni altro scenario è sempre bene conoscere l’area che si intende sorvolare prima di effettuare il decollo.
L’accortezza principale sta, specie nelle aree boschive, nell’evitare di infastidire la fauna locale, cosa che oltre a violare le regole dell’aria, metterebbe a rischio il dispositivo.
Il quadro si fa più complesso nel caso di aree naturali protette. In quel caso il rumore del drone o la possibilità di caduta e danni a flora, fauna e paesaggi, possono rendere l’area ristretta al volo oppure una completa no fly zone.
Per alcune aree, dunque, anche se ci si trova all’aperto è bene controllare le mappe su D-Flight prima di decollare. Nella casistica sempre più diffusa di droni che seguono climber è particolarmente consigliato informarsi sia sul sito dell’ENAC che su quello delle amministrazioni locali di eventuali restrizioni temporanee (esempio: periodo di nidificazione di uccelli protetti).
Alcuni parchi naturali, come quello del Piemonte, hanno pubblicato delle linee guida di volo, che possono permettere ai piloti di divertirsi evitando di disturbare l’ambiente e di finire nei guai.
Informandosi sulle giuste fonti e mantenendo sempre il buon senso è dunque possibile sorvolare le nostre escursioni in montagna senza preoccupazioni.
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Aggiornato il 08/24/2026
