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Volo autonomo e BVLOS, dove stiamo andando?

di Redazione

Il convegno “Droni: tra tradizione e innovazione”, tenutosi l’8 febbraio a cura dell’Osservatorio Droni del Politecnico di Milano, è stato il luogo privilegiato per discutere del BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight), cioè “tutte quelle operazioni che vengono effettuate a una distanza tale per cui l’operatore non ha un contatto diretto visuale con l’aeromobile”, secondo la definizione di Gabriele Roggi. Il ricercatore dell’Osservatorio ha poi affermato: “Il volo autonomo offre la possibilitĂ  di ridurre il carico di lavoro sugli operatori e quindi di rendere piĂą semplice e robusto il sistema”. Per conoscere la diffusione del BVLOS, l’Osservatorio ha studiato 31 Paesi con il contributo di Baker-McKenzie, scoprendo che è consentito a livello normativo nella maggior parte di questi Paesi, parzialmente consentito negli Stati Uniti, in Canada e in India e non consentito in Colombia Sudan e Kazakistan.

Ad approfondire il tema, sono stati invitati Silvio Alessandroni, Head of the New Technologies for the Electric grids di Areti; Fabio Bosatelli, Head of Automation & Robotics – Global Operation & Maintenance di Enel Green Power; Matteo Sinopoli, Aviation Supervisor di Eni.

I droni, confermano i tre relatori, sono il sistema ideale per ispezionare e monitorare le interferenze sia antropiche sia vegetative sulle infrastrutture che le loro società gestiscono, soprattutto quando integrati con un sistema di immagini satellitari e intelligenza artificiale per le analisi. Questa tecnologia si rivela, infatti, estremamente precisa e sostenibile, considerando che sostituisce un velivolo ben più ingombrante ed esoso come l’elicottero. Così, si ottiene un doppio vantaggio: le operazioni possono essere effettuate più frequentemente, con una enorme riduzione dell’impatto ambientale.

Durante la conversazione, inoltre, è emerso uno spunto di grande interesse per le aziende: qualora queste ultime non vogliano internalizzare il servizio droni, il BVLOS apre la strada a soluzioni ibride, con la possibilità per le imprese di possedere solamente il drone, senza investire in risorse umane abilitate o nella formazione, poiché l’operatore sarebbe esternalizzato e potrebbe pilotare dalla centrale di comando. Certamente, i fattori abilitati di questo sviluppo saranno, oltre alla semplificazione normativa e alla gestione dell’U-Space, anche la diffusione della connessione 5G.

Secondo i relatori, il BVLOS è maturo sia in termini di piattaforma che di sensori; tuttavia, la soluzione tecnologica da sola non basta: serve un’ulteriore evoluzione della normativa. Da una parte, il limite del volo in visibilitĂ  costringe a spostarsi continuamente con l’intera equipe di operatori, dilatando i tempi e riducendo i vantaggi ambientali; dall’altra, istituire un sistema di autorizzazioni permanenti per determinati voli o, in alternativa, introdurre le pre-autorizzazioni snellirebbe enormemente il carico burocratico. Un ulteriore ostacolo, in conclusione, è rappresentato dall’incertezza sulla scalabilitĂ  di applicazione nei diversi settori industriali. Una volta superata quest’ultima barriera, aumenterĂ  notevolmente la capacitĂ  di attrarre investimenti.

A latere del dibattito sul volo BVLOS, inoltre, va menzionato il volo autonomo, su cui sta lavorando il Joint Authorities for Rulemaking on Unmanned Systems (JARUS), un gruppo di esperti provenienti dalle AutoritĂ  di regolazione nazionali, impegnato per definire i requisiti tecnici, di sicurezza e operativi. Sono stati proposti sei livelli per definire l’automazione e l’autonomia in cui si passa dalla responsabilitĂ  dell’operatore a quella della macchina: nei primi due livelli il pilota ha la maggioranza del controllo sul velivolo mentre al drone rimangono pochissime funzioni basilari, come il mantenimento della posizione o della quota. Mentre, andando a livello due e tre, l’operatore risulta sempre piĂą un responsabile della sicurezza della macchina, pronto a prenderne il controllo in casi di malfunzionamento, nel frattempo il drone assume tratti piĂą autonomi: può decidere cambiamenti direzionali o, addirittura, dal livello tre, funzioni addizionali come, ad esempio, variare la rotta per evitare collisioni. Andando a livello quattro e cinque, si ha praticamente la scomparsa dalla scena del pilota, il drone è dotato di intelligenza artificiale, è in grado anche di imparare a pianificare il volo durante le operazioni stesse.

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Aggiornato il 11/29/2023

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